Il Mondo Che Vorrei



ed è proprio quello che non si potrebbe
che vorrei
ed è sempre quello che non si farebbe
che farei
ed è come quello che non si direbbe
che direi
quando dico che non è cosi
il mondo che vorrei

non si può sorvolare le montagne
non puoi andare dove vorresti andare
sai cosa c'è ogni cosa resta qui
qui si può solo piangere
e alla fine non si piange neanche più

ed è proprio quando arrivo lì
che già ritornerei
ed è sempre quando sono qui
che io ripartirei
ed è come quello che non c'è
che io rimpiangerei
quando penso che non è cosi
il mondo che vorrei

non si può fare quello che si vuole
non si può spingere solo l'acceleratore
guarda un pò ci si deve accontentare
qui si può solo perdere
e alla fine non si perde neanche più

Vasco Rossi


questa la dedico a te Lorenzo, che hai lasciato un vuoto incolmabile






componendo lodi e pseudopoesie partecipo all'incanto rappresentato dalla femminilità... nonostante tutto partecipo al gioco.. potrei chiamarmi confessore.. potrei chiamarmi marchese de sade.. potrei chiamarmi mister nessuno.. il premio è una donna che geme sotto i colpi del mio cazzo..
o spesso fa finta... il confine tra reale e simulazione si fa sottile.. come un velo che penetra da una finestra aperta sul mondo... come un bimbo che disegna una nave mentre affonda... sospiri.. sapori.. metempsicosi che danno il senso di una finta appartenenza... consumarsi in cambio di una sensazione.. oppure rifiutarsi di recitare un ruolo... prendere un corpo per quello che è in quel preciso momento: una stella di carne palpitante.. pulsante.. gemente..  l'in-finito racchiuso in un fiore chiamato vagina... labbra che disegnano il fiore più bello che puttana natura abbia saputo vomitare... una vagina che vibra su una melodia scritta e riscritta.. scenari che ogni volta si rigenerano su fondali sempre simili eppur diversi... come un pesce boccheggiante che decide di lasciare il suo regno per addentrarsi in "nuove" maree... eppure finti maschi incatenati dentro un ruolo.. muscoli spasmodici immemori di qualsiasi insegnamento.. muscoli a mimare finte macchine senz'anima.. muscoli contratti in spasmi fobici dal sapore retrò... se solo sapessero il significato del termine.. uomo che si snatura in cambio di un sogno breve... trasformandosi in raccapricciante puttana dotata di cazzo...  che senso ha vendere il mio io in cambio di un nonsoché? finché non ti troverò il senso sarà passare le notti cercando di decifrare Goethe e Shakespeare.. oppure masturbarsi a occhi chiusi immaginando di adorare l'essenza di una vera Donna... questo è il mio senso incantato.. fatato... violentato.. dissacrato..  un petalo di rosa rossa che esplode come un bossolo calibro 35.. o come la bocca di una devota saffica in estasi mistica... uccidimi.. adesso! uccidimi! uccidi colui che sta donando tutto se stesso per Te.. dolce Dea.. ingoiami come farebbe una vera mantide... voglio essere il tuo cibo e il tuo piacere.. allo stesso tempo... il tempo in cui riusciremo a equiparare la velocità della luce.. il momento in cui non esisteranno più le ore e i giorni.. saremo finalmente pari.. anime affamate d'Amore ... assoluto e sempiterno.. senza inizio ne fine.. fa paura lo so... ma per cosa possiamo dare la nostra vita se non per la pazzia dell'amarsi senza remore?


rivelati Dea... ti coprirò d'oro... oppure lasciami morire






l'Amore fra esseri umani si nutre di mancanze. si nutre di abbandoni. l'Amore si nutre di disAmore. di incomprensioni. l'Amore è un angelo nero. l'Amore ci spaventa. l'Amore spesso ci annoia. preferiamo il brivido di un tradimento. in realtà tradiamo noi stessi. in una partita a scacchi tra Amore e disAmore vince sempre quest'ultimo. nonostante tutto non ci arrendiamo. lo cerchiamo da sempre e sempre lo cercheremo. probabilmente in altre forme. l'Amore è un male incurabile. l'Amore è un vampiro. l'Amore è un temporale che ci coglie all'improvviso, quando siamo senza ombrello. allora corriamo a cercare un riparo. alziamo le difese. memori delle ferite del passato. tessiamo strategie. mentre invece dovremmo tessere lodi. l'Amore deriso. l'Amore calpestato. l'Amore infangato. l'Amore troppo spesso confuso con la sua ombra: l'innamoramento. l'Amore. l'Amore inflazionato. l'Amore mai nato. l'Amore asimmetrico, il più doloroso. se riuscirò, l'ultima parola che pronuncerò prima di morire, sarà "Amore". l'Amore nel quale ho creduto e sperato durante tutta la mia stramba vita. forse inutilmente...




Cara è la Fine (x2)



Cara è la fine...ci annusano ormai,
sentono il lezzo del panico che
spruzza in freddi sudori il terrore che c'è.
Non glieli daremo per ungersi dei
nostri mali stillanti le mani avide:
che ci tocchino morti, secchi e gelidi.
Oh, non piangere,
urla piuttosto e
lasciamo di noi un ricordo toccante.
Stringiti a me,
ringhiagli addosso e
poi sparami mentre io sparo a te.
Dieci pistole spianate e dieci
sguardi ruvidi e tesi che puntano qui
dentro l'auto, e la corsa finisce così.
Cara è la fine...perdonami.
Cara è la fine...perdonami.
Oh, non piangere,
urla piuttosto e
lasciamo di noi un ricordo toccante.
Stringiti a me,
ringhiagli addosso e
poi sparami mentre io sparo a te.
Ci vogliono vivi e colpevoli...
ma che vita è una cella? Avremo di più:
quella stella che un giorno mi donasti, lassù

Marlene Kuntz





Si svegliava quasi tutta la settimana alla solita ora, tranne il sabato, la domenica, e le feste comandate. All'ora imposta dalla sveglia, ma ancor prima dalle necessità. Quali che fossero poi le sue vere necessità, rimaneva territorio quasi del tutto inesplorato. Si trovava in qualche luogo, dentro se stesso. Ma ancora non lo sapeva. O almeno quella era la sensazione primaria. In realtà, qualcosa percepiva, durante le intime evoluzioni, dentro le quali sempre più spesso gli capitava di tuffarsi. Sentiva che il reale non si consumava del tutto nei cinque sensi che
madre natura ironicamente gli proiettava sullo schermo. Giorno dopo giorno, inesorabile. Purtroppo però, razionalità e una sorta di paura, insieme, come fossero il gatto e la volpe, lo confondevano.
Lo distraevano dalla sua ricerca interiore. Dalla sua lotta per una vera rivoluzione spirituale. Era come mettersi a guadare un fiume nero, le cui correnti sembravano volerlo fagocitare. Quella razionalità e quella paura che con malcelata ipocrisia gli avevano inculcato fin da piccolo, sui banchi di scuola. A quei tempi però, qualche rivincita se la prendeva sui dispotici precettori. Ad esempio, ponendo domande a cui non sapevano rispondere.
Non perché fossero ignoranti o impreparati. Non tutti almeno.
Più semplicemente perché erano domande che non prevedevano risposta, e nemmeno appelli. Anche per questo veniva in qualche modo temuto, esaminato, controllato. Non gli riusciva di adattarsi, fin da piccolo.
Questa particolarità, se da una parte rappresentava una spada di Damocle sempre in agguato, d'altro canto si rivelava una formidabile macchina di evasione. Un modo di vedere il mondo che lo circondava, che nessuno poteva o voleva insegnargli. Decise allora che l'avrebbe penetrato da solo quel velo, a costo di rimanerci per sempre solo. Come in seguito si sarebbe rivelata buona parte della sua esistenza, tranne qualche breve, idilliaco frammento. Un altro punto di vista, un'altra visuale. Era il primo embrione di quello che l'avrebbe condotto nel regno del non-visibile.
Ma come ho già scritto, ancora non lo sapeva. Esisteva anche un altro pericolo per un essere di quel genere: la curiosità. Quando divenne adolescente, fu quasi inevitabile l'ingresso nella dolce tragedia: la droga. All'inizio per gioco, sfida, iniziazione profana. In questo non differiva dagli altri forzati del divertimento. Fu l'inizio di un lungo viaggio. Un viaggio al termine della notte, per dirla alla Céline. Un viaggio del quale non rivelo i particolari; un semplice racconto non sarebbe esaustivo.
E forse nemmeno un romanzo. Malauguratamente per lui, al nostro amico mancavano quell'ipocrisia e quell'egotismo, tipici del protagonista, Bardamu. Che forse, in certo senso, sarebbero potuti essergli di un qualche aiuto, pur relegandolo nel triste e vasto teatro umano.
A guisa di un altro dei tanti, troppi burattini. Lui non ci stava.
Non intendeva interpretare alcun ruolo, che non fosse stato lui stesso. Non voleva essere burattino, ma nemmeno burattinaio. Ma non si poteva; la scelta era obbligata. Il denaro, la fama, il potere, rappresentavano per lui, il peggio del peggio cui un uomo potesse ambire. Tutto questo non lo interessava minimamente. Non ne faceva una questione di moralità.
Anche la cosiddetta moralità era un gioco perverso di scatole cinesi, messo in atto fin dall'alba dei tempi. Un altro di quei giochi perversi, avente come scopo ultimo quello di soffocare le anime libere.
Non si trattava nemmeno di libero arbitrio. O forse si. Libero arbitrio.
Si svegliava quasi tutta la settimana alla solita ora, tranne il sabato, la domenica, e le feste comandate. Quella mattina però era diversa da tutte le precedenti. La sveglia suonò, e il solo effetto che produsse fu quello di far allontanare una mosca. Quella mosca che volava eccitata, tra una pozza di sangue sul pavimento, e un delicato rivolo che fuoriusciva lento, attraverso un foro nella tempia.




Sogno



Ti pósi
delicata innocenza
nel fiore degli anni
rendendo lode e grazia
di battaglie e temporali

Volteggiando
radiosa musicalità
sfiorai dorate dune
colmando angoli di cielo
al cospetto di mille soli

Trattenni respiro
disincantata coerenza
sdrucite rimembranze
nella lontana vicinanza
di brucianti passioni

Silenziosamente
scarmigliata delizia
ti presi per mano
pregando il creatore
che abbaglio non fosse...

(Galdo)





Lo vidi in un bar. Quel bar in cui consumavo quantità industriali di Ceres. Un uomo anziano, sguardo intelligente e tagliente.
L'avevo intravisto altre volte, ma non era mai capitato di parlare. Solitamente preferisco stare sulle mie. I guai se devono arrivare arrivano. Quel giorno, mentre ero uscito il tempo di fumare una sigaretta, ad un tratto me lo trovai lì. Mi guardò con un sorriso particolare poi mi disse: piacere, io sono un filosofo; è un pò di tempo che ti osservo.
Lo sai che cos'è la filosofia? Lo guardai un pò così.
Forse anche per via delle Ceres che avevo in corpo, poi gli risposi:
quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla
non sa cosa stia dicendo; questa è filosofia. Stette un attimo in silenzio, poi ribatté: allora hai letto Voltaire. Si ho letto anche Voltaire.
Spensi la sigaretta.
Prima di entrare gli chiesi: lo sa che cos'è la vita? Spense anche lui la sigaretta, poi disse: la vita non è che la continua meraviglia di esistere. Ci scambiammo un sorriso. Allora ha letto Tagore.
Si ho letto anche Tagore. Rientrammo al bar. Lui ordinò un bianco sporco, io un'altra Ceres. Cose che succedono tra esseri umani pensai tra me.
Nello stesso istante in cui da qualche altra parte si uccidono.
Mi voltai per chiedergli un'altra cosa.
Non c'era più. Come dissolto.
Tornai spesso in quel bar. Non lo rividi mai più. Forse non era un filosofo. Forse era dio travestito da uomo anziano. Forse... Non lo saprò mai. Forse...

* l'illustrazione è un dipinto di René Magritte: la lampada filosofica *

la combinazione di una candela serpentina della conoscenza, con una testa che assomiglia a quella di Magritte e sembra fumare se stessa, sembra essere un'ironica risposta alla luce e alla chiarezza che dovrebbe portarci il pensiero..




Tu Che Dormivi Piano



Tu che dormivi piano
quasi non ti sentivo
ed allungavo una mano
tra le lenzuola il tuo viso

Io respiravo piano
in quel silenzio caldo
il giorno entrava dal vetro
più che indeciso sorpreso!

Illuminava scontroso il tuo viso
geloso o forse stupito
ma ecco i tuoi occhi si schiusero appena
"da quanto tempo sei sveglio?"

Io sono qui da sempre anima mia
tu sei..... beh
Vidi un sorriso bagnarsi di pianto
"dimmi soltanto il tuo nome"

Le anime calde si fusero insieme
sospese in mezzo alla stanza
mentre il soffitto sembrava cadere
stringevo in pugno la vita

"Guarda che puoi restare qui
qui... fino a quando vuoi"
lei non rispose uscì dal letto e poi
potrei giurarlo.... volò via

Vasco Rossi