La Noia


La noia la noia la noia la noia la noia
io non ci vivo più
restaci tu qui
soffrirò di nostalgia
ma devo uscire fuori da qui
Io devo io devo io devo io devo
e come dicevi tu
tornerai qui
solo quando avrai bruciato tutto
solo allora sì
E la noia la noia la noia
che hai lasciato qui
quella noia che c'era nell'aria
che c'era nell'aria allora
è ancora qui
è qui che ti aspetta sai
e tu ora
non puoi certo più scappare
come hai fatto allora
ora sai che vivere
non è vero che c'è sempre
da scoprire
e che l'infinito
è strano ma per noi sai
tutto l'infinito finisce qui

Vasco Rossi





Lettera di John Keats a Fanny Brawne



13 ottobre 1819

Mia cara ragazza
In questo momento mi sono messo a copiare dei bei versi.
Non riesco a proseguire con una certa soddisfazione.
Ti devo dunque scrivere una riga o due per vedere se questo mi assiste nell'allontanarti dalla mia mente anche per un breve momento.
Sulla mia anima non riesco a pensare a nient'altro.
È passato il tempo in cui avevo il potere di ammonirti contro la poco promettente mattina della mia vita.
Il mio amore mi ha reso egoista. Non posso esistere senza di te.
Mi scordo di tutto salvo che di vederti ancora.
La mia vita sembra fermarsi lì non vedo oltre. Mi hai assorbito.
In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto.
Sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto.
Sarei spaventato di dovermi allontanare da te.
Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? Amore mio, cambierà?
Non ho limiti ora al mio amore... Il tuo biglietto è arrivato proprio qui.
Non posso essere felice lontano da te. È più ricco di una nave di perle. Non mi trattare male neanche per scherzo.
Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro religione. Ho avuto un brivido. Ora non rabbrividisco più.
Potrei essere un martire per la mia religione - la mia religione è l'amore - potrei morire per questo. Potrei morire per te.
Il mio credo è l'amore e tu sei il mio unico dogma.
Mi hai incantato con un potere al quale non posso resistere;
eppure potevo resistere fino a quando ti vidi; e perfino dopo averti visto ho tentato spesso "di ragionare contro le ragioni del mio amore".
Non posso farlo più. Il dolore sarebbe troppo grande.
Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te.

Tuo per sempre






Era un luogo di quelli che ti avvolgevano. Uno di quei luoghi che danno la sens(azione) di un prolungato amplesso. Le pareti a volte sembravano animarsi. Respiravano. Si contorcevano. Gemevano. Spesso mi chiedevo quanto il ruolo della fisica avrebbe avuto la meglio su quello della pura metafisica. E la risposta ammiccava. Si celava dietro un velo di noncuranza. Oltre.. appunto. Insondabile. Poi mi guardavo allo specchio. Vedevo l'immagine mia riflessa. Qualcosa di simile ad un semidio. Mortale. Selvaggio. Impaziente.. Con tutto quello che ne con(segue). Non era il caso a governare il gioco della maliziosa supponenza. No. Era qualcosa di molto più fine. Provocante e  provocatorio. Ma anche infinitamente divino. Come una splendida eterea ancella che serve il suo Padrone. Dedizione Assoluta. Invarianza temporale. Ricerca della dimensione ultima. Puro piacere che fa all'amore con l'essenza. Co(incidenza). Mi vedevo nell'atto della scrittura. Come ora. Il vampiro che mi abita con quel suo ghigno di chi sa.. Tutto. Corpi sudati. Mescolanza d'umori. Odori. Annusavo tremendamente eccitato. Due corpi femminili che si univano. Le lingue avide. A elemosinare nettare. Come si cerca qualcosa di assoluta(mente) indispensabile. Ineluttabile. Allora volgevo lo sguardo ad occidente. Per cogliere l'attimo in cui il sole muore. Era la notte la Dea misteriosa alla quale anelante rivolgevo la mia intima preghiera. Baciavo carne. M'insinuavo nei pertugi pulsanti. Vagavo. Godevo. Urlavo la mia vittoria di plastica al mondo. E vomitando pezzi di vetro eiaculavo in bocche di bambole drogate. Mi guardavano, in ginocchio, imploranti. Rimmel colava lento. Complice. A disegnare magici arabeschi. Su dolcissimi visi di angeliche troie. Mi perdevo nella foresta dell'immaginario. Sentivo una forza dentro pervadermi. Ero maschio. Ero femmina. Forse nulla di tutto questo. Una mescolanza d'atomi che si prendevano gioco della mia anima. Tenendomi incatenato alla roccia. Come un novello Prometeo.





Penso alla prima volta
che ti ho sfilato jeans e perizoma

E mi sono abbeverato

Alla fonte
del piacere

Alla fonte
della vita






mi chiedevo: quando finisce un amore? domanda a volte lecita, altre inopportuna o peggio, lacerante. altre ancora positiva, perché permette di guardarsi dentro, dandosi da fare per uscirne "bene", con meno botte possibili e arricchiti emozionalmente se possibile. è quello che ci si augura. solitamente almeno. mi chiedo anche il contrario però. anzi soprattutto. quand'è che inizia un amore? che in fondo è la parte più intensamente significativa del nostro essere credo. un amore passionale. un amore carnale. un amore platonico.
un amore ideale. un amore. diciamo che la vita inizia, esplode, non si sa se finisca, a parte quella biologica ovvio. non è dato saperlo, a noi, se finisce o se si trasforma. come gli amori appunto. non è dato sapere quando inizieranno, se inizieranno, quando finiranno, se finiranno. ma che bella cosa che è l'Amore! quella cosa che chiamiamo Amore. quando è puro, pulito, vero, intenso, fino alla fine. che a volte non c'è. quando vediamo sorgere il sole il mattino sotto tutta un'altra luce, quando ci sembra di volare, quando voliamo per davvero.
e tutto si colora in un altro modo. non solo i colori. gli odori, i sapori.
tutto prende nuova forma. accompagnato dal battito accelerato del cuore. lacrime, sospiri, sorrisi, tremori, brividi, sudore, è Amore!
questa caratteristica, secondo me, è una caratteristica diciamo "magica" ancestrale, condizione necessaria (anche se non sufficiente) nella vita dell'essere umano, di ogni essere umano. anche il più "cattivo". scrivo questo post per diversi motivi, uno dei più "pregnanti" è che oggi è il 10 febbraio 2008. esattamente un anno fa iniziavo a innamorarmi di una persona speciale



Non posso scrivere quello che vorrei, per discrezione,
per rispetto, per correttezza.

Ma che bello, questo sogno!

Non importa quanto durerà ne come Lei mi consideri...

La sola cosa che conta sono i sospiri che mi salgono da dentro...

Non è egoismo mi creda Madame..

Quello che provo....

E' quella cosa che appartiene all'indefinibile
...........

A volte l'Angelo veste i panni di Lucifero... e viceversa..

E' proprio in quei momenti che l'essere umano cessa di essere tale,
per trasformarsi in mistero... lì nasce e muore tutto...

Amore e Morte...

Mi lascio travolgere dai marosi....






Se questa lettera contiene alcunchè di rivelazione, di sapienza, di effettiva visione, accettala come un dono di cui solo tu hai reso possibile l'offerta da parte mia. Tu, sei stata la maestra...non Rank, e neppure Nietzsche, neppure Spengler. Tutti costoro, purtroppo, sono oggetto di riconoscimento, ma in essi giace lo scheletro inanimato dell'idea.
In te era la rivivificazione, l'esempio vivente, la guida che mi ha condotto attraverso il labirinto del sè per svelare l'anima di me stesso, per accedere ai misteri. Ed è questo il significato del vagabondaggio per il labirinto, della cosidetta esplorazione di se stessi. Non il sè, bensì il margine del mistero,
il non sè grazie al quale è lecito conoscere, posto che sia una conoscenza, quello che so. Non c'è nulla di meglio della mera divinazione, dell'estatico sguardo ai luoghi alti e remoti, il lampo nell'oscurità che in noi sostiene l'illusione. Spesso,quando hai decretato la tua incapacità ad agire come analista, mi è balenato ciò che adesso percepisco chiaramente.
Su un breve percorso e per una cura banale, tu puoi essere un fallimento, ma se ciò accade è perchè il premio è troppo ignobile.
Se uno percorre con te l'intera strada, se uno è in grado di seguirla tutta, ecco che si trova ricompensato da un prodotto del tutto diverso, qualcosa di nient'affatto pragmatico, qualcosa, mi compiaccio di dirlo, di irreale.
Si ottiene alla fine il pregio di abbeverarsi alla sapienza.
Lo dico con animo molto, proprio molto, romantico!
E' puro romanticismo, al giorno d'oggi, parlare del valore della sapienza, trattandosi di un valore non più ricercato, privo di efficacia in un mondo di realtà quale è stato creato, perchè questo mondo d'irrealtà è un mondo di morte. E' l'amara irrealtà, il mondo che si estende al di là della penna dello psicologo, il mondo al quale mai dovremmo adattarci
completamente, quello al quale tu mi hai condotto.

Lettera di Henry Miller ad Anais Nin, 1933, riportata in Anais Nin, Incesto (Diario dal 1932 al 1934)



Ombre inedite
sul fondale
delle apparenze

Chiavi di violino
si distendono
sinuose

Iridescenti
Invitanti
Apparenti

Oppure distanti

Eoni..

Nonostante
Le Buone INTENZIONI