Lo stile è uno strumento utile per dire quello che hai da dire
ma quando non hai più niente da dire
lo stile è un cazzo moscio di fronte alla mirabilissima fica dell'universo

(Henry Charles Bukowski)








Zefiro spiccò il volo
una crisalide diventò immagine
un neonato emise il primo vagito

L'uomo si fermò
un solo istante
guardò la Luna
sospirò...

Poi riprese il cammino

Un nuovo miracolo
un'altra notte
luminosa e intrigante

E scese la quiete






L'amore che io canto
È pagina d'eterno
Airone che mai
Nessuno potrà
Imprigionare in noi

Bandiera di una fede
Più bianca della neve
Battito che
Dovunque sarai
Non ti abbondonderà

Amor che hai visto i secoli andar via
Sopravvivendo alla follia
Che acceca gli uomini e gli dei
Amore senza fine e senz'addio
Come Giulietta amò Romeo
E Romeo la ricambiò
Incanto d'amor

Fenice che risorge
Dal buio e dalla morte
Tormento e poesia
Dorata alchimia
Che dentro di noi
Non morirà mai
Amor che hai visto i secoli andar via
Castelli e regni in polvere
Nell'infinito correre
Amore senza fine e senz'addio
Di Giulietta e di Romeo
Che anche l'odio trasformò
Incanto d'amor

Sanctus sanctus
Dominus deus
Offerete domino
Gloria et honorem

Sanctus sanctus
Dominus deus
Offerete domino
Gloria et honorem

Amor che hai visto i secoli andar via
Sopravvivendo alla follia
Che acceca gli uomi e gli dei
Amore senza fine e senz'addio
Come Giulietta amò Romeo
E Romeo la ricambiò
Incanto d'amor
Incanto d'amor
Incanto d'amor

(Alessandro Safina)







Quando ti guardo

Quando ti guardo sorridere
enigmatica
intrigante
 a tuo modo
maliziosa mi guardi

Un istante
sospeso
dentro una bolla di sapone
dentro una goccia
che scorre sul vetro
che cola da un ago

Dentro un sogno
che non c'è

Necessità
sentire la tua pelle
contro la mia

Sensazioni
a ricordarmi
che esisti
ma poi
mi rendo conto
che anche tu
non esisti

Proprio come me
se non nel lento scorrere
dei giorni
sempre uguali
eppur così diversi
se visti senza l'orpello
delle necessità

Serate sfumate
sotto una pioggia fine
in una piazza
o in un letto
che non è il tuo
e non è il mio

Se solo riuscissi
a buttare fuori tutto quanto
se solo potessi
amarti davvero

Cerco le risposte
nella ragione
Cerco le risposte
nella follia

Accontentarsi?

E' forse questa
la chiave di tutto?

Spero proprio di no!

Se così fosse
sono già morto
quello che vedi
è il mio fantasma






Suadente e armonioso richiamo

i tuoi veli che scivolano lievi
danzando con grazia divina
impercettibili e inafferrabili
nell'ancestrale consonanza lirica
precedente l'infrangersi dell'onda

In quei momenti fuori dal tempo
diventiamo strumenti musicali
corde che vibrano all'unisono
casse acustiche che amplificano
emozioni, sospiri e desiderio

La nostra alcova diventa tempio
i nostri corpi culle d'infinito
l'aria si satura di aromi flautati
petali di stelle piovono dallo zenit

Nulla può spezzare quell'incantesimo
di quando percorro con le labbra
la tua schiena, come oasi tra le dune
i tuoi piedi, come amabile perfezione
il tuo seno, come morbida sorgente
la tua bocca, come fiore carnoso






Omonimie atipiche si dibattono
traslucide anticaglie riverberanti
si prendono gioco dei contorni

La fronte si imperla di sudore
occhi spiritati scrutano l'(in)visibile

Ossessivi ritmi declamano il battito

Riuscire a scandagliare
le profondità insondabili dell'Io

Dove arriverei?
Che forme avrebbero
le porte della percezione?

Potrei sentire i colori
Potrei vedere le note
Potrei viaggiare fuori dal corpo

Potrei finalmente fotterla
quella valvola riduttrice
di cui ci parla Huxley
che la Natura ci ha imposto
per proteggerci da noi stessi

Percepisco ma non afferro

Eppure...
Accanto a noi
esistono infiniti mondi

Paralleli e concentrici
di una bellezza che fa piangere

Quando guardiamo il cielo
gli alberi
ogni cosa che ci circonda
non stiamo guardando il cielo
non stiamo guardando gli alberi

Stiamo semplicemente guardando
noi stessi

Un tuffo nel Tutto






Danza nuda
sotto un palmizio
la bianca venere
dei miei sogni proibiti

Giovani creole
suonano dolci note
bambini si rincorrono
un cane indolente li guarda
un cavallo corre libero
verso il deserto

Danza nuda
sotto un palmizio
la bianca venere
dei miei sogni non sognati

Una vecchia
accanto al pozzo
mi guarda
sorride
ha capito tutto...

O forse
sta solo pensando
a quando il cielo
era più azzurro
a quando anche lei
danzava lieta
per il suo giovane sposo

Danza nuda
sotto un palmizio
la bianca venere
dei miei sogni immaginati

Ultimi aneliti
di un sole
che tramonta
infuocata sera
che tutto avvolge

Mi lascio incantare
e cullare
dai suoni della natura
che tutto penetrano e compenetrano

Da questo bisogno
che sento forte
di sciogliermi con essa
in un lento
ma costante viaggio
che inizia e finisce sempre lì..

Dentro i tuoi occhi

Poi cala la sera
la luce della luna
pennella di magia
le mutevoli nuvole

Il mio spirito si fa tremore
paura di morire
paura di impazzire

Madre dimenticata
perdona
il tuo cattivo figlio

Bianca Venere
accoglilo nel tuo sogno






Notti
corpi e sogni si alimentano
in quell'istante di puro piacere
in quell'istante di quasi volare

Notti
dove il tuo letto è l'unico rifugio
il tuo corpo un dolce crinale
il tuo sesso un focolare

Correre a perdifiato
immersi in una soffice nuvola
di fiori multicolore

Folate di gioia
stupore e meraviglia
a impregnare menti e corpi

Ti annuserò
soave profumo di femmina
Ti accarezzerò
piano..

Entrerò dentro te
Uniremo i nostri corpi
mischiandone i liquidi
le nostre anime

In un gioco di complicità
magico e folle al tempo stesso

Sentirò il tuo sesso palpitare con il mio
Sentirò crescere il piacere
il tuo, il mio

Solo allora
 saprò che non siamo solo carne
ma polvere di stelle

Solo allora
chiudendo gli occhi
ti raggiungerò
ovunque tu sia

Solo allora
dentro la melodia di una sinfonia
riuscirò finalmente a sussurrarti
quanto ti amo..

Solo allora
e forse nemmeno allora...

Mentre un'altra notte
si lascerà penetrare dal giorno
e una lacrima scorrerà sul mio viso







Negli interstizi del presente

filtrano strali di fuggevole luce
fate immemori del tempo andato
reminiscenze leggere e sfilacciate

Uno stillicidio dolceamaro
screzia di muto dolore le cavità
metonimia emotiva assordante
infinito sogno dai capelli fluenti

Veleggia negli oceani dei sensi
l'amor sacro e l'amor profano
viaggio denso e straniante
approdo mistico di purezza







Ho visto
un uccelletto che nutriva il suo piccolo
un grande uomo chiedeva l'elemosina
un piccolo uomo cianciava al telefono
di un affare da centomila euro

Poi
ho alzato gli occhi al cielo
nuvole buffe e scie chimiche
non sapevo se ridere o piangere

Il grande bluff procedeva spedito
come se la morte non fosse mai esistita
ma non era paura della morte la mia

Allora
entro in un supermarket
lo scaffale degli alcolici sempre lì
al solito posto
Mi soffermo per un momento
rifletto sulla fedeltà di quegli scaffali
metafora liquida dell'amore
come mancanza, come calore

Calore
che sale dallo stomaco al cervello
ti senti meno solo o forse perchè
l'alcol non parla, non ti accusa
si limita a fare un pò più dolce lo spettacolo

E non è poco..

Sento
una voce da dietro
una ragazzina
avrà avuto vent'anni
mi fa: "posso bere anch'io?"

Le porgo la bottiglia
senza dire nulla
beve un lungo sorso
restituisce la bottiglia
ci guardiamo negli occhi
vedo punte di spillo..

Accenno
un sorriso
qualcosa di simile
lei ricambia e aggiunge:
"ti va di venire a casa mia?
mi è venuta voglia di prendertelo in bocca.."

La bacio sulla fronte
la abbraccio, la stringo
le lascio la bottiglia
"non posso" le dico
"devo scrivere una poesia"

Questa