Appare meritorio il leggere, ma non congedare con leggerezza la convinzione stampata nel tuo petto che lo stupido pensiero più trascurato, l'emozione spontanea meno significativa che ti appartiene è per Te molto di più delle biblioteche
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me,
con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
(Eugenio Montale)
Note: è della rivelazione del nulla che ci parla questa poesia.
L'uomo che ha l'esperienza del vuoto come sfondo delle cose,
vede queste ultime presentificarsi su di esso: inganni, ma non meno reali.
Quest'uomo è colui il quale, diversamente dagli altri,
ha lo sguardo fisso in entrambe le direzioni:
dietro (il nulla come origine), avanti (il mondo, con i suoi enti)
E' facile vivere l'infanzia le cose che volevi le ho comprate per te Ragazza sgraziata sai chi sono Sai che non posso lasciarti scivolare dalla mia mano
Cavalli selvaggi non possono trascinarmi lontano Selvaggi, cavalli selvaggi, non possono trascinarmi lontano
Ti ho vista soffrire un tremendo dolore Ora hai deciso di mostrarmi la stessa cosa Nessuna circolare d'uscita o linea dietro le quinte può lasciarmi un senso di amaro o trattarti malamente
Cavalli selvaggi non possono trascinarmi lontano Selvaggi, cavalli selvaggi, non possono trascinarmi lontano
So che ti ho sognata, un peccato e una bugia ho la mia libertà ma non ho molto tempo La fede si è spezzata, lacrime devono essere piante Viviamo un po di vita dopo che siamo morti
Cavalli selvaggi non possono trascinarmi lontano Selvaggi, cavalli selvaggi, li cavalcheremo un giorno
Cavalli selvaggi non possono trascinarmi lontano Selvaggi, cavalli selvaggi, li cavalcheremo un giorno
non vi venga l'idea che io sono un poeta; mi trovate mezzo sbronzo all'ippodromo
ogni giorno a puntare su quarter, trottatori e purosangue, ma fatevelo dire, là ci sono delle donne che seguono i quattrini, e qualche volta quando guardi queste puttane queste puttane da cento dollari qualche volta ti domandi se la natura non ha scherzato a regalare tanto petto e tanto culo e la maniera in cui sta tutto insieme, tu guardi e guardi e guardi e non ci credi; ci sono le donne qualsiasi e poi c'è qualcos'altro che ti fa venir voglia di sfondare quadri e spaccare dischi di Beethoven sul coperchio del cesso; in ogni modo, la stagione si trascinava e i pezzi grossi restavano in bolletta, tutti i non professionisti, i produttori, gli operatori, gli spacciatori di marijuana, i pellicciai, gli stessi proprietari, e sto giorno correva Saint Louie: un cavallo che rompeva quando l'arrivo era serrato correva a testa bassa, era brutto e cattivo dato 35 a 1, e io puntai un deca su di lui. il guidatore lo spinse al largo lo portò allo steccato dove sarebbe stato solo anche se doveva fare il quadruplo di strada, e fu così che fece tutta la gara lungo lo steccato correndo per due miglia anziché una e vinse come se avesse il diavolo alle calcagna e non era nemmeno stanco, e la bionda più grossa di tutte tutta culo e tette, praticamente nient'altro venne con me a riscuotere. quella notte non riuscii a distruggerla anche se le molle sprizzavano scintille che rimbalzavano sui muri. più tardi là seduta in sottoveste bevendo Old Grandad disse come mai un tipo come te vive in una stamberga come questa? e io dissi sono un poeta e lei buttò indietro la bella testa e rise.. tu? tu... un poeta? proprio così, dissi, proprio così. ma mi piaceva ancora, sì, mi piaceva, e tante grazie a un brutto cavallo che ha scritto questa poesia.
(Henry Charles Bukowski)
un uomo che ha fatto la fame per anni
un uomo che lavorava in un ufficio postale
un uomo che ha dedicato la sua vita alla Poesia e alla Letteratura
Un tunnel trasparente un fiore si scioglie cervello che implode Spazi vuoti riempiti da una nota cosmica suono del vento che soffia suono del mare che sale suono del cuore che ama Un corvo spicca il volo nel mistero celato Mentre io mi perdo in un bagliore di neve
Giornata pesante, pesantissima.
Scrivo a caldo, non so cosa ne verrà fuori.
L'esercizio stilistico in questi casi conta meno di niente.
Ho appreso pochi minuti fa della morte di un amico, un senzatetto.
In un modo brutto, anche se non esiste un modo bello in questi casi.
Però vedere un tot di curiosi, le macchine della polizia, l'ambulanza,
una bara di quelle grigie, quelle che raccolgono i cadaveri negli incidenti stradali, poi chiedere a uno dei curiosi e sentirsi rispondere:
hanno trovato un barbone morto, dal freddo.
Quel "barbone" era un mio amico cristo, lo conoscevo bene.
Una delle poche persone con cui riuscivo a comunicare come dico io, senza veli.
A volte in pausa pranzo passavo e lo invitavo, andavamo a mangiare insieme, sotto lo sguardo schifato di alcuni colleghi.. e non aggiungo altro.
L'ultima volta che mi sono fermato a parlare con lui mi disse che gli avevano rubato la coperta.
Gli promisi che glie ne avrei portata un'altra...
Non ho fatto in tempo.
Non ho fatto in tempo.
Non ho fatto in tempo cristo.
Un film intenso, un film che ti lacera dentro. A me ha fatto questo effetto.
Un film che fa pensare. Un film che tratta il delicato tema dell'identità sessuale. Un film indispensabile. Un film che scuote l'anima.
Un film che parla di violenza. La violenza della castrazione, la violenza dei sentimenti. La violenza imposta da una società che non accetta le diversità, perché fanno paura, perché scardinano le fottute certezze.
Sognando un mondo diverso, un mondo in armonia con la Natura, la nostra vera madre. Sognando un mondo senza muri, un mondo dove ogni persona abbia il sacrosanto diritto di essere se stessa, senza imposizioni, senza maschere... Un mondo impossibile, forse...
Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
Ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi
pieno di gioia pieno di sospetto agitato
Ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
Long-Branch (New Jersey), 31 gennaio 1923
New York, 10 novembre 2007
Il mio amore per la letteratura lo devo anche a quest'uomo...
I tuoi occhi sono belli, disse il mio amore.
Si dissi io, i miei occhi hanno visto il tuo seno e perciò sono belli
(ma il mio cuore era immerso in quel calcolo dell'anima che misura
il guadagno e il costo delle trasformazioni da bellezza in potere)
I tuoi occhi sono belli, disse il mio amore.
E mi ha lasciato.
Oggi ho nel cuore
un vago tremolio di stelle
ma il mio sentiero si perde
nell'anima della nebbia.
La luce mi tronca le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell'idea.
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
ma non sono rose bianche,
è scesa la neve su di loro.
Prima ebbero l'arcobaleno.
E nevica anche sulla mia anima.
La neve dell'anima
ha fiocchi di baci
e scene calate nell'ombra
o nella luce di chi le pensa.
La neve cade dalle rose,
ma quella dell'anima rimane,
e gli artigli del tempo
ne fanno un sudario.
La neve si scioglierà
quando verrà la morte?
O avremo altra neve
e altre rose più perfette?
Sarà con noi la pace
come c'insegna Cristo?
O forse il problema
non sarà mai risolto?
Ma se c'inganna l'amore?
Cosa sosterrà la nostra vita
se il crepuscolo ci affonda
nella vera scienza
del Bene che chi sa se esiste
e del Male che incombe alle spalle?
Se muore la speranza
e risorge la Babele,
quale torcia farà luce
sulle strade in Terra?
Se l'azzurro è un sogno
dove mai finirà l'innocenza?
Cosa mai sarà il cuore
se l'Amore non ha frecce?
Se la morte è la morte,
dove finiranno mai i poeti
e le cose addormentate
che nessuno più ricorda?
Oh sole di tante speranze!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi ho nel cuore
un vago tremolio di stelle
e tutte le rose sono bianche
bianche come la mia pena
(Federico Garcia Lorca, Granada, novembre 1918)
Note: il paesaggio sfumante presente in questa poesia, come in altre,
è una caratteristica che risale ai primi libri di Jiménez.
Babele è presa a simbolo dell'incomunicabilità tra gli uomini.
L'immagine in alto è un dipinto di Salvatore Carbone:
"Mare - Voglio raggiungere quel ragazzo in fondo al mare che se ne sta seduto sotto a un albero di mele"
Mi accendo di fiamma sacra
nell'affannosa ricerca di sereno
dimensione emotivamente sgrammaticata
Sollevandomi in estatico volo
fluttuando nel sogno denso che scuote l'anima
come dentro uno scrigno di inaudita bellezza
Purificarsi nei tuoi occhi profondi come il mare
e ridere e piangere e sentirti davvero
distanze che non fanno differenza
riempiono il soffitto di stelle eternamente vere
Fuggire da noi stessi come animali impauriti
dentro tunnel di cristalli cangianti
donandoci l'ultimo dolce soffio rimasto su questa terra
e amarsi, amarsi come solo l'infinito può fare
Amore si unisce a ricordo
anche i nostri corpi affamati
di sensazioni, di vita, di puro Amore
Scivolano le mie mani sulla tua nudità
come a distillare milligrammi di senso
cullandoti piano in questa notte
Ti amo cucciola
sei la mia poesia
io il tuo faro nella tempesta