Malinconia




Dentro riflessi rosa e pure aurore
malinconiche notti si sciolgono piano
lasciandomi nudo e febbricitante
ad ammirare l'eterno dispiegarsi
di intimi panorami e mute profondità

Mentre il pianto di un fanciullo
mi riporta sul proscenio della vita
le nostre mani a cercare perdute sensazioni
frammenti sognanti che si dissolvono
nel lento sgocciolio di amori assassinati

(Galdo)




Requiem for a Dream




E quando lo schermo si fa nero e i titoli di coda cominciano a scorrere, non possiamo evitare di stringerci nelle spalle e pensare che da ora in poi il mondo reale ci sembrerà molto più inquietante, perché l'abbiamo appena visto con occhi diversi.







Povera Patria



Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale
.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
  Si può sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori
,
che non si parli più di dittature

se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare




Ho deciso: no astensionismo - no scheda nulla - no scheda bianca -
il mio voto va a Sinistra Critica 

Finalmente un programma che sento mio al cento per cento

Sarò idealista, romantico coglione o quello che si vuole, ma un movimento che fa una campagna elettorale spendendo 20.000 euro, che candida premier una donna di 34 anni lavoratrice precaria, che rivendica con forza i simboli e le vere ideologie di sinistra in questo modo, non posso che innamorarmi e dare il mio voto.

Questo il suo intervento in tribuna politica (una figa - punto)


Conferenza stampa di Flavia D'Angeli


 

 


Noam Chomsky appoggia Sinistra Critica

Noam Chomsky [1]

Flavia D'angeli e Franco Turigliatto hanno rilasciato una breve dichiarazione: "Ringraziamo Noam Chomsky per l'appoggio in questa campagna. Il suo aiuto insieme a quello degli altri ci dà forza per impegnarci, non solo durante le elezioni, affinché rinasca in Italia una sinistra davvero contro la guerra, ecologista, femminista e anticapitalista."

Links:
[1] http://www.sinistracritica.org/node/787
[2] http://www.sinistracritica.org/node/713




 

bandiere.jpg [1]

Links:
[1] http://www.sinistracritica.org/node/81




intervista al bambino nel documentario "d'amore si vive"
di Silvano Agosti (1984)


pensieri di un bambino su amore, guerra, vita, droga, scuola, gioia, etc.





Wild is the Wind


  Love me, love me, love me, love me say you do
Let me fly away with you
For my love is like the wind, and wild is the wind
Wild is the wind

You touch me
I hear the sound of mandolins
You kiss me
With your kiss my life begins
You're spring to me, all things to me
Don't you know, you're life itself!

Like the leaf clings to the tree
Oh, my darling, cling to me

For we're like creatures in the wind, and wild is the wind
Wild is the wind

David Bowie


Traduzione

Amami, amami, amami, amami dì che mi ami
Lasciami volare via con te
Perché il mio amore è come il vento, e folle è il vento
Folle è il vento

Mi tocchi
sento il suono dei mandolini
Mi baci
Con il tuo bacio inizia la mia vita
Sei la primavera per me, sei tutto per me
Non lo sai, sei la vita stessa!

Come le foglie si stringono agli alberi
Oh, amore mio, stringiti a me
Perché siamo come creature nel vento, e folle è il vento
Folle è il vento





Vederti Nuda


Federico Garcia Lorca





Il Mondo Che Vorrei



ed è proprio quello che non si potrebbe
che vorrei
ed è sempre quello che non si farebbe
che farei
ed è come quello che non si direbbe
che direi
quando dico che non è cosi
il mondo che vorrei

non si può sorvolare le montagne
non puoi andare dove vorresti andare
sai cosa c'è ogni cosa resta qui
qui si può solo piangere
e alla fine non si piange neanche più

ed è proprio quando arrivo lì
che già ritornerei
ed è sempre quando sono qui
che io ripartirei
ed è come quello che non c'è
che io rimpiangerei
quando penso che non è cosi
il mondo che vorrei

non si può fare quello che si vuole
non si può spingere solo l'acceleratore
guarda un pò ci si deve accontentare
qui si può solo perdere
e alla fine non si perde neanche più

Vasco Rossi


questa la dedico a te Lorenzo, che hai lasciato un vuoto incolmabile






componendo lodi e pseudopoesie partecipo all'incanto rappresentato dalla femminilità... nonostante tutto partecipo al gioco.. potrei chiamarmi confessore.. potrei chiamarmi marchese de sade.. potrei chiamarmi mister nessuno.. il premio è una donna che geme sotto i colpi del mio cazzo..
o spesso fa finta... il confine tra reale e simulazione si fa sottile.. come un velo che penetra da una finestra aperta sul mondo... come un bimbo che disegna una nave mentre affonda... sospiri.. sapori.. metempsicosi che danno il senso di una finta appartenenza... consumarsi in cambio di una sensazione.. oppure rifiutarsi di recitare un ruolo... prendere un corpo per quello che è in quel preciso momento: una stella di carne palpitante.. pulsante.. gemente..  l'in-finito racchiuso in un fiore chiamato vagina... labbra che disegnano il fiore più bello che puttana natura abbia saputo vomitare... una vagina che vibra su una melodia scritta e riscritta.. scenari che ogni volta si rigenerano su fondali sempre simili eppur diversi... come un pesce boccheggiante che decide di lasciare il suo regno per addentrarsi in "nuove" maree... eppure finti maschi incatenati dentro un ruolo.. muscoli spasmodici immemori di qualsiasi insegnamento.. muscoli a mimare finte macchine senz'anima.. muscoli contratti in spasmi fobici dal sapore retrò... se solo sapessero il significato del termine.. uomo che si snatura in cambio di un sogno breve... trasformandosi in raccapricciante puttana dotata di cazzo...  che senso ha vendere il mio io in cambio di un nonsoché? finché non ti troverò il senso sarà passare le notti cercando di decifrare Goethe e Shakespeare.. oppure masturbarsi a occhi chiusi immaginando di adorare l'essenza di una vera Donna... questo è il mio senso incantato.. fatato... violentato.. dissacrato..  un petalo di rosa rossa che esplode come un bossolo calibro 35.. o come la bocca di una devota saffica in estasi mistica... uccidimi.. adesso! uccidimi! uccidi colui che sta donando tutto se stesso per Te.. dolce Dea.. ingoiami come farebbe una vera mantide... voglio essere il tuo cibo e il tuo piacere.. allo stesso tempo... il tempo in cui riusciremo a equiparare la velocità della luce.. il momento in cui non esisteranno più le ore e i giorni.. saremo finalmente pari.. anime affamate d'Amore ... assoluto e sempiterno.. senza inizio ne fine.. fa paura lo so... ma per cosa possiamo dare la nostra vita se non per la pazzia dell'amarsi senza remore?


rivelati Dea... ti coprirò d'oro... oppure lasciami morire






l'Amore fra esseri umani si nutre di mancanze. si nutre di abbandoni. l'Amore si nutre di disAmore. di incomprensioni. l'Amore è un angelo nero. l'Amore ci spaventa. l'Amore spesso ci annoia. preferiamo il brivido di un tradimento. in realtà tradiamo noi stessi. in una partita a scacchi tra Amore e disAmore vince sempre quest'ultimo. nonostante tutto non ci arrendiamo. lo cerchiamo da sempre e sempre lo cercheremo. probabilmente in altre forme. l'Amore è un male incurabile. l'Amore è un vampiro. l'Amore è un temporale che ci coglie all'improvviso, quando siamo senza ombrello. allora corriamo a cercare un riparo. alziamo le difese. memori delle ferite del passato. tessiamo strategie. mentre invece dovremmo tessere lodi. l'Amore deriso. l'Amore calpestato. l'Amore infangato. l'Amore troppo spesso confuso con la sua ombra: l'innamoramento. l'Amore. l'Amore inflazionato. l'Amore mai nato. l'Amore asimmetrico, il più doloroso. se riuscirò, l'ultima parola che pronuncerò prima di morire, sarà "Amore". l'Amore nel quale ho creduto e sperato durante tutta la mia stramba vita. forse inutilmente...




Cara è la Fine (x2)



Cara è la fine...ci annusano ormai,
sentono il lezzo del panico che
spruzza in freddi sudori il terrore che c'è.
Non glieli daremo per ungersi dei
nostri mali stillanti le mani avide:
che ci tocchino morti, secchi e gelidi.
Oh, non piangere,
urla piuttosto e
lasciamo di noi un ricordo toccante.
Stringiti a me,
ringhiagli addosso e
poi sparami mentre io sparo a te.
Dieci pistole spianate e dieci
sguardi ruvidi e tesi che puntano qui
dentro l'auto, e la corsa finisce così.
Cara è la fine...perdonami.
Cara è la fine...perdonami.
Oh, non piangere,
urla piuttosto e
lasciamo di noi un ricordo toccante.
Stringiti a me,
ringhiagli addosso e
poi sparami mentre io sparo a te.
Ci vogliono vivi e colpevoli...
ma che vita è una cella? Avremo di più:
quella stella che un giorno mi donasti, lassù

Marlene Kuntz





Si svegliava quasi tutta la settimana alla solita ora, tranne il sabato, la domenica, e le feste comandate. All'ora imposta dalla sveglia, ma ancor prima dalle necessità. Quali che fossero poi le sue vere necessità, rimaneva territorio quasi del tutto inesplorato. Si trovava in qualche luogo, dentro se stesso. Ma ancora non lo sapeva. O almeno quella era la sensazione primaria. In realtà, qualcosa percepiva, durante le intime evoluzioni, dentro le quali sempre più spesso gli capitava di tuffarsi. Sentiva che il reale non si consumava del tutto nei cinque sensi che
madre natura ironicamente gli proiettava sullo schermo. Giorno dopo giorno, inesorabile. Purtroppo però, razionalità e una sorta di paura, insieme, come fossero il gatto e la volpe, lo confondevano.
Lo distraevano dalla sua ricerca interiore. Dalla sua lotta per una vera rivoluzione spirituale. Era come mettersi a guadare un fiume nero, le cui correnti sembravano volerlo fagocitare. Quella razionalità e quella paura che con malcelata ipocrisia gli avevano inculcato fin da piccolo, sui banchi di scuola. A quei tempi però, qualche rivincita se la prendeva sui dispotici precettori. Ad esempio, ponendo domande a cui non sapevano rispondere.
Non perché fossero ignoranti o impreparati. Non tutti almeno.
Più semplicemente perché erano domande che non prevedevano risposta, e nemmeno appelli. Anche per questo veniva in qualche modo temuto, esaminato, controllato. Non gli riusciva di adattarsi, fin da piccolo.
Questa particolarità, se da una parte rappresentava una spada di Damocle sempre in agguato, d'altro canto si rivelava una formidabile macchina di evasione. Un modo di vedere il mondo che lo circondava, che nessuno poteva o voleva insegnargli. Decise allora che l'avrebbe penetrato da solo quel velo, a costo di rimanerci per sempre solo. Come in seguito si sarebbe rivelata buona parte della sua esistenza, tranne qualche breve, idilliaco frammento. Un altro punto di vista, un'altra visuale. Era il primo embrione di quello che l'avrebbe condotto nel regno del non-visibile.
Ma come ho già scritto, ancora non lo sapeva. Esisteva anche un altro pericolo per un essere di quel genere: la curiosità. Quando divenne adolescente, fu quasi inevitabile l'ingresso nella dolce tragedia: la droga. All'inizio per gioco, sfida, iniziazione profana. In questo non differiva dagli altri forzati del divertimento. Fu l'inizio di un lungo viaggio. Un viaggio al termine della notte, per dirla alla Céline. Un viaggio del quale non rivelo i particolari; un semplice racconto non sarebbe esaustivo.
E forse nemmeno un romanzo. Malauguratamente per lui, al nostro amico mancavano quell'ipocrisia e quell'egotismo, tipici del protagonista, Bardamu. Che forse, in certo senso, sarebbero potuti essergli di un qualche aiuto, pur relegandolo nel triste e vasto teatro umano.
A guisa di un altro dei tanti, troppi burattini. Lui non ci stava.
Non intendeva interpretare alcun ruolo, che non fosse stato lui stesso. Non voleva essere burattino, ma nemmeno burattinaio. Ma non si poteva; la scelta era obbligata. Il denaro, la fama, il potere, rappresentavano per lui, il peggio del peggio cui un uomo potesse ambire. Tutto questo non lo interessava minimamente. Non ne faceva una questione di moralità.
Anche la cosiddetta moralità era un gioco perverso di scatole cinesi, messo in atto fin dall'alba dei tempi. Un altro di quei giochi perversi, avente come scopo ultimo quello di soffocare le anime libere.
Non si trattava nemmeno di libero arbitrio. O forse si. Libero arbitrio.
Si svegliava quasi tutta la settimana alla solita ora, tranne il sabato, la domenica, e le feste comandate. Quella mattina però era diversa da tutte le precedenti. La sveglia suonò, e il solo effetto che produsse fu quello di far allontanare una mosca. Quella mosca che volava eccitata, tra una pozza di sangue sul pavimento, e un delicato rivolo che fuoriusciva lento, attraverso un foro nella tempia.




Sogno



Ti pósi
delicata innocenza
nel fiore degli anni
rendendo lode e grazia
di battaglie e temporali

Volteggiando
radiosa musicalità
sfiorai dorate dune
colmando angoli di cielo
al cospetto di mille soli

Trattenni respiro
disincantata coerenza
sdrucite rimembranze
nella lontana vicinanza
di brucianti passioni

Silenziosamente
scarmigliata delizia
ti presi per mano
pregando il creatore
che abbaglio non fosse...

(Galdo)





Lo vidi in un bar. Quel bar in cui consumavo quantità industriali di Ceres. Un uomo anziano, sguardo intelligente e tagliente.
L'avevo intravisto altre volte, ma non era mai capitato di parlare. Solitamente preferisco stare sulle mie. I guai se devono arrivare arrivano. Quel giorno, mentre ero uscito il tempo di fumare una sigaretta, ad un tratto me lo trovai lì. Mi guardò con un sorriso particolare poi mi disse: piacere, io sono un filosofo; è un pò di tempo che ti osservo.
Lo sai che cos'è la filosofia? Lo guardai un pò così.
Forse anche per via delle Ceres che avevo in corpo, poi gli risposi:
quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla
non sa cosa stia dicendo; questa è filosofia. Stette un attimo in silenzio, poi ribatté: allora hai letto Voltaire. Si ho letto anche Voltaire.
Spensi la sigaretta.
Prima di entrare gli chiesi: lo sa che cos'è la vita? Spense anche lui la sigaretta, poi disse: la vita non è che la continua meraviglia di esistere. Ci scambiammo un sorriso. Allora ha letto Tagore.
Si ho letto anche Tagore. Rientrammo al bar. Lui ordinò un bianco sporco, io un'altra Ceres. Cose che succedono tra esseri umani pensai tra me.
Nello stesso istante in cui da qualche altra parte si uccidono.
Mi voltai per chiedergli un'altra cosa.
Non c'era più. Come dissolto.
Tornai spesso in quel bar. Non lo rividi mai più. Forse non era un filosofo. Forse era dio travestito da uomo anziano. Forse... Non lo saprò mai. Forse...

* l'illustrazione è un dipinto di René Magritte: la lampada filosofica *

la combinazione di una candela serpentina della conoscenza, con una testa che assomiglia a quella di Magritte e sembra fumare se stessa, sembra essere un'ironica risposta alla luce e alla chiarezza che dovrebbe portarci il pensiero..




Tu Che Dormivi Piano



Tu che dormivi piano
quasi non ti sentivo
ed allungavo una mano
tra le lenzuola il tuo viso

Io respiravo piano
in quel silenzio caldo
il giorno entrava dal vetro
più che indeciso sorpreso!

Illuminava scontroso il tuo viso
geloso o forse stupito
ma ecco i tuoi occhi si schiusero appena
"da quanto tempo sei sveglio?"

Io sono qui da sempre anima mia
tu sei..... beh
Vidi un sorriso bagnarsi di pianto
"dimmi soltanto il tuo nome"

Le anime calde si fusero insieme
sospese in mezzo alla stanza
mentre il soffitto sembrava cadere
stringevo in pugno la vita

"Guarda che puoi restare qui
qui... fino a quando vuoi"
lei non rispose uscì dal letto e poi
potrei giurarlo.... volò via

Vasco Rossi





La Noia


La noia la noia la noia la noia la noia
io non ci vivo più
restaci tu qui
soffrirò di nostalgia
ma devo uscire fuori da qui
Io devo io devo io devo io devo
e come dicevi tu
tornerai qui
solo quando avrai bruciato tutto
solo allora sì
E la noia la noia la noia
che hai lasciato qui
quella noia che c'era nell'aria
che c'era nell'aria allora
è ancora qui
è qui che ti aspetta sai
e tu ora
non puoi certo più scappare
come hai fatto allora
ora sai che vivere
non è vero che c'è sempre
da scoprire
e che l'infinito
è strano ma per noi sai
tutto l'infinito finisce qui

Vasco Rossi





Lettera di John Keats a Fanny Brawne



13 ottobre 1819

Mia cara ragazza
In questo momento mi sono messo a copiare dei bei versi.
Non riesco a proseguire con una certa soddisfazione.
Ti devo dunque scrivere una riga o due per vedere se questo mi assiste nell'allontanarti dalla mia mente anche per un breve momento.
Sulla mia anima non riesco a pensare a nient'altro.
È passato il tempo in cui avevo il potere di ammonirti contro la poco promettente mattina della mia vita.
Il mio amore mi ha reso egoista. Non posso esistere senza di te.
Mi scordo di tutto salvo che di vederti ancora.
La mia vita sembra fermarsi lì non vedo oltre. Mi hai assorbito.
In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto.
Sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto.
Sarei spaventato di dovermi allontanare da te.
Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? Amore mio, cambierà?
Non ho limiti ora al mio amore... Il tuo biglietto è arrivato proprio qui.
Non posso essere felice lontano da te. È più ricco di una nave di perle. Non mi trattare male neanche per scherzo.
Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro religione. Ho avuto un brivido. Ora non rabbrividisco più.
Potrei essere un martire per la mia religione - la mia religione è l'amore - potrei morire per questo. Potrei morire per te.
Il mio credo è l'amore e tu sei il mio unico dogma.
Mi hai incantato con un potere al quale non posso resistere;
eppure potevo resistere fino a quando ti vidi; e perfino dopo averti visto ho tentato spesso "di ragionare contro le ragioni del mio amore".
Non posso farlo più. Il dolore sarebbe troppo grande.
Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te.

Tuo per sempre






Era un luogo di quelli che ti avvolgevano. Uno di quei luoghi che danno la sens(azione) di un prolungato amplesso. Le pareti a volte sembravano animarsi. Respiravano. Si contorcevano. Gemevano. Spesso mi chiedevo quanto il ruolo della fisica avrebbe avuto la meglio su quello della pura metafisica. E la risposta ammiccava. Si celava dietro un velo di noncuranza. Oltre.. appunto. Insondabile. Poi mi guardavo allo specchio. Vedevo l'immagine mia riflessa. Qualcosa di simile ad un semidio. Mortale. Selvaggio. Impaziente.. Con tutto quello che ne con(segue). Non era il caso a governare il gioco della maliziosa supponenza. No. Era qualcosa di molto più fine. Provocante e  provocatorio. Ma anche infinitamente divino. Come una splendida eterea ancella che serve il suo Padrone. Dedizione Assoluta. Invarianza temporale. Ricerca della dimensione ultima. Puro piacere che fa all'amore con l'essenza. Co(incidenza). Mi vedevo nell'atto della scrittura. Come ora. Il vampiro che mi abita con quel suo ghigno di chi sa.. Tutto. Corpi sudati. Mescolanza d'umori. Odori. Annusavo tremendamente eccitato. Due corpi femminili che si univano. Le lingue avide. A elemosinare nettare. Come si cerca qualcosa di assoluta(mente) indispensabile. Ineluttabile. Allora volgevo lo sguardo ad occidente. Per cogliere l'attimo in cui il sole muore. Era la notte la Dea misteriosa alla quale anelante rivolgevo la mia intima preghiera. Baciavo carne. M'insinuavo nei pertugi pulsanti. Vagavo. Godevo. Urlavo la mia vittoria di plastica al mondo. E vomitando pezzi di vetro eiaculavo in bocche di bambole drogate. Mi guardavano, in ginocchio, imploranti. Rimmel colava lento. Complice. A disegnare magici arabeschi. Su dolcissimi visi di angeliche troie. Mi perdevo nella foresta dell'immaginario. Sentivo una forza dentro pervadermi. Ero maschio. Ero femmina. Forse nulla di tutto questo. Una mescolanza d'atomi che si prendevano gioco della mia anima. Tenendomi incatenato alla roccia. Come un novello Prometeo.





Penso alla prima volta
che ti ho sfilato jeans e perizoma

E mi sono abbeverato

Alla fonte
del piacere

Alla fonte
della vita






mi chiedevo: quando finisce un amore? domanda a volte lecita, altre inopportuna o peggio, lacerante. altre ancora positiva, perché permette di guardarsi dentro, dandosi da fare per uscirne "bene", con meno botte possibili e arricchiti emozionalmente se possibile. è quello che ci si augura. solitamente almeno. mi chiedo anche il contrario però. anzi soprattutto. quand'è che inizia un amore? che in fondo è la parte più intensamente significativa del nostro essere credo. un amore passionale. un amore carnale. un amore platonico.
un amore ideale. un amore. diciamo che la vita inizia, esplode, non si sa se finisca, a parte quella biologica ovvio. non è dato saperlo, a noi, se finisce o se si trasforma. come gli amori appunto. non è dato sapere quando inizieranno, se inizieranno, quando finiranno, se finiranno. ma che bella cosa che è l'Amore! quella cosa che chiamiamo Amore. quando è puro, pulito, vero, intenso, fino alla fine. che a volte non c'è. quando vediamo sorgere il sole il mattino sotto tutta un'altra luce, quando ci sembra di volare, quando voliamo per davvero.
e tutto si colora in un altro modo. non solo i colori. gli odori, i sapori.
tutto prende nuova forma. accompagnato dal battito accelerato del cuore. lacrime, sospiri, sorrisi, tremori, brividi, sudore, è Amore!
questa caratteristica, secondo me, è una caratteristica diciamo "magica" ancestrale, condizione necessaria (anche se non sufficiente) nella vita dell'essere umano, di ogni essere umano. anche il più "cattivo". scrivo questo post per diversi motivi, uno dei più "pregnanti" è che oggi è il 10 febbraio 2008. esattamente un anno fa iniziavo a innamorarmi di una persona speciale



Non posso scrivere quello che vorrei, per discrezione,
per rispetto, per correttezza.

Ma che bello, questo sogno!

Non importa quanto durerà ne come Lei mi consideri...

La sola cosa che conta sono i sospiri che mi salgono da dentro...

Non è egoismo mi creda Madame..

Quello che provo....

E' quella cosa che appartiene all'indefinibile
...........

A volte l'Angelo veste i panni di Lucifero... e viceversa..

E' proprio in quei momenti che l'essere umano cessa di essere tale,
per trasformarsi in mistero... lì nasce e muore tutto...

Amore e Morte...

Mi lascio travolgere dai marosi....






Se questa lettera contiene alcunchè di rivelazione, di sapienza, di effettiva visione, accettala come un dono di cui solo tu hai reso possibile l'offerta da parte mia. Tu, sei stata la maestra...non Rank, e neppure Nietzsche, neppure Spengler. Tutti costoro, purtroppo, sono oggetto di riconoscimento, ma in essi giace lo scheletro inanimato dell'idea.
In te era la rivivificazione, l'esempio vivente, la guida che mi ha condotto attraverso il labirinto del sè per svelare l'anima di me stesso, per accedere ai misteri. Ed è questo il significato del vagabondaggio per il labirinto, della cosidetta esplorazione di se stessi. Non il sè, bensì il margine del mistero,
il non sè grazie al quale è lecito conoscere, posto che sia una conoscenza, quello che so. Non c'è nulla di meglio della mera divinazione, dell'estatico sguardo ai luoghi alti e remoti, il lampo nell'oscurità che in noi sostiene l'illusione. Spesso,quando hai decretato la tua incapacità ad agire come analista, mi è balenato ciò che adesso percepisco chiaramente.
Su un breve percorso e per una cura banale, tu puoi essere un fallimento, ma se ciò accade è perchè il premio è troppo ignobile.
Se uno percorre con te l'intera strada, se uno è in grado di seguirla tutta, ecco che si trova ricompensato da un prodotto del tutto diverso, qualcosa di nient'affatto pragmatico, qualcosa, mi compiaccio di dirlo, di irreale.
Si ottiene alla fine il pregio di abbeverarsi alla sapienza.
Lo dico con animo molto, proprio molto, romantico!
E' puro romanticismo, al giorno d'oggi, parlare del valore della sapienza, trattandosi di un valore non più ricercato, privo di efficacia in un mondo di realtà quale è stato creato, perchè questo mondo d'irrealtà è un mondo di morte. E' l'amara irrealtà, il mondo che si estende al di là della penna dello psicologo, il mondo al quale mai dovremmo adattarci
completamente, quello al quale tu mi hai condotto.

Lettera di Henry Miller ad Anais Nin, 1933, riportata in Anais Nin, Incesto (Diario dal 1932 al 1934)



Ombre inedite
sul fondale
delle apparenze

Chiavi di violino
si distendono
sinuose

Iridescenti
Invitanti
Apparenti

Oppure distanti

Eoni..

Nonostante
Le Buone INTENZIONI






Volo inebriante
di umori e di giorni
di temporali melodiosi
salmodiando carne tremula
ululando alla luna piena

Barattando l'ultimo scampolo
di carezze accennate
di visioni sfocate
di mani imploranti
su uno sconosciuto arenile

Fissando il tremolio incerto
di una lampara lontana
un alito di brezza si alza
sospiro stringendoti
mia amata creatura

Tu che non hai nome
sei Donna Dea





È rimasta la notte.
Il vino storto.
Le birre forti.
Quando penso a te dico l’errore
ho l’ansia qua che non se ne va e non se ne viene.
Quando penso a te
non riesco a scrivere una poesia che ti dica
e mi pare che ogni cosa sia troppo letteraria per saperti,
per farti un ritratto.

È rimasta a Milano
tre giorni a settimana,
a volte quattro.
Fare la borsa,
dimenticare il dentifricio,
dimenticare quel libro di un altro Dino,
quel libro del pazzo che ti somiglia,
che non sei tu,
dimenticare il nome che non dico mai a bassa voce,
il nome che ti fa danno e follia,
il nome che ti fa mio.

Ogni cosa se ne va e se ne viene nella bocca, nella testa,
e mi pare che tutto quello che oggi,
mi pare che tutto quello che oggi ho,
mi pare che non vale niente,
che non mi resto
e non mi manco.

Pare che quando penso a te c’è vento
e ho freddo,
poi ho caldo,
poi ho freddo,
poi chiudo una finestra
e leggo due righe di Proust.

Quando penso a te dico che stai a fare chissà che,
che stai a fare niente su una porta, in macchina,
dentro a un pezzo del mondo che ci vuole così,
in due posti diversi.

Quando penso a te
rimane
solo la notte,
che non mi vuole dormito,
non mi scende nel sonno.

Se la notte io questa me lo permetto,
di pensare a te dico,
allora io mi penso come a te
che vieni con i capelli ricci,
mi baci e resti via.

Mi baci e mi perdoni tutto il tempo che sono stato lontano,
le ore che ho sottratto alle nostre spalle.
Ma credimi,
è stato per decidermi,
è stato per mangiarmi ogni saluto
fatto con la mano sinistra
la mano sbagliata.

Credimi, è stato per poco,
non sono stato via così tanto,
non sono stato via, vero?

Ora però si è fatto tardi,
e me ne devo andare.
Ho tanto cose da fare domani,
devo dormire.. dormire..

Èd è restata la notte,
il wisky,
una bottiglia di vino vuota,
la spazzatura da buttare,
due pacchetti di marlboro sul tavolo,
un paio di calzini umidi,
e il dizionario di retorica,
tre bollette del condominio arretrate,
un pò d’erba che non basta a farsi una canna,
l’ultimo disco di Morgan macchiato di caffè,
sono restate tutte queste cose
e io, quando penso a te,
penso che si è fatto tardi,
e me ne devo andare.

(Luigi Romolo Carrino)






Lettera del marchese de Sade alla venditrice di pistole


Parigi, 14 Luglio 1794

Carissima, avrei bisogno di pistole in numero di tre, pagamento alla consegna con l'aggiunta della serie di maschere asiatiche che le avevo promesso e non portato l'ultima volta, mi permetta di offenderla con questo dono che non compensa minimamente il servigio che lei offre a noi tutti, anche adesso, che la immagino sdraiata a testa in giù sul letto come un pipistrello, avrei bisogno di pistole in numero tre, una per ogni indugiante e caramellosa bimbetta che avrò la cura di allestire con così tanta parsimonia dentro di me, la pistola in questo caso offrirà un servigio diverso da quelli che lei di solito coopta per i suoi avventori, immagino ometti calvi e tipi ossuti dallo sgargiante abbigliamento che tossiscono dentro a fazzoletti con le loro iniziali ricamate a mano, bisognosi di metter fine a qualche tediosa situazione riguardante miseri scopi quali mancanza di denaro, eccesso di denaro, ne conviene, oppure l'onore e altre minuscole faccende riguardanti l'amore, la passione, l'invidia, lei mi comprende immagino, se la mia memoria non m'inganna lei da tempo è conscia che uno più uno da sempre uno, non è così?
Metta la testa diritta, che l'universo si gira da solo durante la notte e lei rischia di trovarsi dalla parte giusta senza averlo desiderato.
Dicevamo pistole in numero di tre, e un fucile a pompa che potrò altresì adattare a scopi diversi prima d'adoperarlo come gli si conviene, scavatrice di profondità, apportatore di luce in posti dove luce non esiste.
Mi piacerebbe un giorno invitarla ad assistere ad uno dei numerosi banchetti che io e la mia consorte siamo soliti tenere in casa nostra e non dubito che lei si sappia presentare con la grazia con cui l'uccello del paradiso mima facce invisibili col suo piumaggio per adescare la femmina, o le estenuanti carezze dell'octopus che paiono mimare l'estasi delle onde, col loro ottuso infinito andirvieni. Mi scusi, se mi permetto queste divagazioni, ma il regno animale sortisce un notevole fascino su di me, che sono altresì conscio che non ci sia depravazione maggiore che di sottrarsi ciò a cui si tende. Bloccare lo spasmo, inficiare la causa, ogni bellezza nasce da una scelta, ogni inizio è già una fine, bocche senza fame, tremenda mancanza di ciò che non si possiede, di ciò che non si desidera.
Pensa che non sappia che non è prendendo che si ottiene?
Torture, sevizie, stupri, incesti e altre oscenità sono mezzi per mimare la copula di dio col mondo. Teatro dell'estasi per utopisti mancati.
Aspirare a dio è gioco da scimmie. Esserlo è più facile che dimenticarselo. Guardi lì fuori quanti uomini gridano alla rivolta.
Li guardi, i loro figli sono seviziati, a loro stessi vengono strappati i denti e le unghie ogni giorno, non vedono l'ora di arrecare il perpetuo danno, capovolgere il tappeto, e sdraiarsi dalla parte opposta.
Ora anche lei può sdraiarsi nuovamente a testa in giù.
Il mondo si sta capovolgendo proprio in questo momento, mentre viene buio. Lo sa che al Polo Nord il sole non si abbassa ma oscilla come una mano desiderosa di toccare qualcosa che non sfiorerà mai?
Per sei mesi l'anno. Lentezza e velocità sono denti di una stessa bocca.
In realtà, è rimanendo fermi che si arriva alla trasformazione assoluta, che si sfiora la metamorfosi. Un secondo di perfettissimo silenzio potrebbe aprirle la testa in due. Necessito di pistole in numero di tre, (e di un fucile a pompa) una per ogni bimbetta caramellosa con la quale esplorerò gli atti pratici del divenire una stucchevole divinità.
Il tragico è la consapevolezza della farsa, il ghigno della maschera veneziana, poiché noi non siamo nemmeno qui, nessuna mano divaricatrice dalle punte metalliche ha mai tirato fuori nulla oltre la nostra immaginazione. Non mi parli del dolore per favore, lo esprima.
Non compia un atto osceno, lo divenga. Certamente vendere pistole è un'arte onorevole, ma a me sembra che lei ancora non si manchi abbastanza, poiché si desidera. Desidera essere la venditrice di pistole, dicono che indossi guanti di pizzo e minuziosissime veline per coprire i suoi abissi, ho sentito dire di partite intere d'armi consegnate da lei avvolte in contenitori dalle stravaganti fattezze quali scheletri di animali o preziosi manufatti in avorio o legno indiano, lei, mi permetta, ha la presunzione della bellezza e il peccato dell'eleganza ha, come dire, già cominciato a piagnucolare prima di nascere, quando bisognerebbe fare un passo prima della scelta e vedere che si ha bisogno esattamente di tre pistole, e di non usarle, per evidenziare l'infinita distanza fra un atto e il suo compimento - mentre finisco di scrivere questi dialoghi destinati all'educazione delle giovani fanciulle le scrivo e la immagino, estemporanea, addirittura violetta nell'ora mediocre, genuflessa sul limitare del letto, le braccia ali di colomba, le mani divaricatici dalle punte metalliche – ripassare verso sera la venditrice non c'è, tornare durante la notte la venditrice sta rappezzando i buchi nelle pagine leccandoci addosso organi per tenere insieme le parti – ma questo si chiama "vedere attraverso" e, ne convengo, si dovrebbe quantomeno rispettare la sua caparbietà a proposito, sento parlare malissimo di lei in fila per il pane o mentre due ragazzine confabulano in un angolo dopo essere state redarguite indugiando e maledicendo l'autorità con il sorriso sulle labbra – ragazzine di pioggia, scatole sepolte dentro al giardino, verranno da lei a chiedere il fulmine dentro il quale specchiarsi, la voce del tuono, non si usa chiamare così adesso il baluginante ringhiare delle armi? Lei è così voluttuosamente separata dall'opinione pubblica da render pazienza e una viscosa colla unta ogni rapporto orale o scritto con la sua fabbrica di uragani e intemperie da meritare il mio assoluto rispetto e la mia profondissima stima, oltre alla conferma dell'ordine di pistole in numero di tre e di un fucile a pompa. Al tempo stesso caramente, internamente, carnalmente la saluto rendendo questa nostra separazione un ostacolo immenso al più cieco e idiota, e dunque più puro, dio in circolazione. Sarà mia cura inviare un messo di fiducia che avrà l'impegno di ritirare per mio conto i preziosi orpelli che intendo adoperare ovviamente senza usarli, per il compimento di questa mia iniziativa volta alla sperimentazione e conseguente descrizione del "come si diventa un dio attraverso il corpo" manualetto volto alla diseducazione dall'ordine morale, che ho intenzione di far girare per i salotti di Francia per il semplice intento di farmi parlar addosso, possibilmente male, da chiunque ancora non si sia lasciato andare alle più naturali e per questo disumane virtù.
D'altronde, per diventare veri repubblicani bisogno prima immaginarlo. Nell'attesa di non vederla mai, mia sublime, caldamente le raccomando puntualità nell'esecuzione dell'ordine, esortandola, almeno lei, a non cercare dio né nella carne né nello spirito: insultarlo o baciarlo sono espressioni della stessa schiavitù, ma semplicemente, con la caparbietà che le ho riconosciuta – a dimenticarlo giorno dopo giorno, ora dopo ora, fino a renderlo con questa minuziosa opera di diseducazione totalmente indifferente, per arrivare al fine ultimo, farlo scomparire alla coscienza: quando esso sarà totalmente scomparso, non pensato, non ricordato, non immaginato, non desiderato, non insultato, noi non sapremo di lui e in quel momento preciso avremo la sua esatta percezione, vedremo come lui vede noi, e potremo così ottenere ciò che ci è precluso, e che invece è così preciso e netto in ogni altro animale ad eccezione dell'uomo:l'ignoranza. Conoscenza suprema e assoluta di tutte le cose.

Per sempre suo, approdo mancato, in corpo e carne.

Donatien-Alphonse-François de Sade







accorate preghiere
necessità liberatorie
di scintillanti riflessi
di vibranti sensazioni
di mutevoli panorami
sublimano il nonsenso
in aleatorio assenso
saturando spazi infiniti
svagando le anime
sciogliendosi piano
come ansimanti amanti
giungon alfin stremati
all'armoniosa estasi
misterio e deliquio
di due corpi sincroni
che diventano uno






In direzione ostinata e contraria





Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutti il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo